Le dieci regole per un “sole sicuro” anche a Natale

Vacanze di Natale alle porte e gia’ chi, in questo ponte dell’Immacolata, pensa al primo “assaggio” di divertimento. Ma attenti, sulla neve o ai tropici il sole da benessere puo’ diventare pericoloso se non ci si protegge adeguatamente dai raggi ultravioletti A, B e C (quest’ultimi una volta trattenuti dall’ozono, oggi ci colpiscono massicciamente). “Vent’anni fa una persona con carnagione chiara che si esponeva al sole senza protezione impiegava dalle 6 alle 8 ore per sviluppare un intenso eritema, oggi avviene al massimo in due ore soltanto”, sottolinea il dottor Matteo Cagnoni, dermatologo e direttore dell’Irdeg (l’Istituto di ricerca e cura dermatologia globale) che ha coniato lo slogan “Solo-Sole-Sicuro”. L’Italia e’ da sempre considerato il Bel Paese ma e’ ancora il fanalino di coda riguardo le modalita’ di esposizione al sole rispetto agli altri paesi europei, anzi gli italiani sono considerati “malati di tintarella” rischiando seri danni alla pelle per una cattiva esposizione al sole. Addirittura molti sono diventati “tanoressici”, dipendenti cioe’ dall’abbronzatura, una sindrome compulsiva da sole che secondo un recente sondaggio, colpisce 6 italiani su 10. Ecco quindi, dall’esperto, il decalogo di una corretta abbronzatura: – Utilizzare una crema protettiva anche all’aria aperta e anche se non c’e’ il sole. “Con il cielo coperto passano il 90% dei raggi ultravioletti”. – Ai tropici, anche sotto l’ombrellone, non si e’ mai coperti abbastanza. “La luce riflessa e’ comunque pericolosa e quindi va usata lo stesso una crema protettiva”. – Neve, sabbia, acqua ed erba riflettono la luce solare potenziandone l’effetto sulla pelle .”La neve e’ quella che riflette di piu’, fino all’80% degli ultravioletti e quindi in montagna e’ buona regola applicare una crema con fattore di protezione molto alto”. E ancora. – Ad altitudini elevate e’ piu’ facile scottarsi perche’ le radiazioni ultraviolette di tipo B (responsabili di eritemi e ustioni solari) aumentano del 4% ogni 300 metri di altezza. – Non tutti i filtri solari sono regolamentari. Vanno utilizzati quelli che seguono le indicazioni europee Colipa (European Cosmetic Toiletry and Perfumery Association). “Garantiscono protezione da Uvb e da Uva, quest’ultimi non vengono bloccati ne’ dai vetri delle auto ne’ dalle vetrine dei negozi”. – Un filtro protettivo deve avere un indice di SPF (Sun Protection Factor) superiore a 6 (tra 6 e 10 e’ basso, tra 15 e 25 e’ medio, tra 30 e 50 e’ alto e oltre 50 e’ molto alto). “Piu’ e’ elevato quindi il fattore di protezione solare e piu’ si resiste al sole”. – Utilizzare la crema protettiva in maniera adeguata, sia nel tempo che nella quantita’. “Va spalmata sulla pelle ogni ora, altrimenti perde la capacita’ protettiva e in una quantita’ pari a 6 cucchiaini da caffe’ (30-35 grammi per ogni applicazione)”. – Mai esporsi al sole tra le 11 e le 16 se si vuole evitare l’insorgenza anche di tumori cutanei. “L’abbronzatura piu’ sana e durevole e’ quella della mattina prima delle 11 e dopo le 16 perche’ i raggi colpiscono obliquamente”. – Ai tropici il rischio e’ maggiore perche’ il sole ha un minore strato di atmosfera da attraversare e quindi le radiazioni arrivano sulla superficie terrestre molto piu’ intensamente. “In questi luoghi occorre esporsi meno e utilizzare creme a protezione molto alta ogni ora, bere molta acqua e possibilmente assumere betacarotene per bocca”. – Infine attenti alle lampade abbronzanti perche’ i raggi ultravioletti sono 15 volte piu’ potenti del sole e quindi e’ piu’ rischioso soprattutto per chi ha pelle e occhi chiari. “Mai sottoporsi piu’ di 10 sedute all’anno con intervalli di almeno 48 ore”.


















































